domenica 27 ottobre 2013

IL VERO SUONO DELL' OM

Prendendo spunto dalle lettere inscritte nei petali del cakra della gola (vedi  kalachakra) vorrei mostrare un piccolo errore che più o meno tutti facciamo quando si parla di bija mantra


Quella dei mantra e delle lettere è una scienza.
Ogni vibrazione va a stimolare zone diverse del corpo e più precisa è l'emissione del suono più i risultati sono simili a quelli descritti nei testi.
Ogni lettera scritta su un petalo è una vibrazione che stimola un particolare organo, o un particolare canale energetico o un particolare processo psicofico.
Se si sviluppa una adeguata sensibilità anche il solo parlare può trasformarsi in una pratica "yogica".
L'errore, considerato veniale anche dai linguisti, è quello di confondere tra loro due segni grafici diversi che in sanscrito sono detti anusvāra e anunāsika. Il primo, anusvāra, è rappresentato come  un punto sopra la sillaba come in संयम saṃyama, mentre il secondo, anunāsika,  è una mezzaluna puntata come in auṁ. La differenza è minima anusvāra corrisponde ad una nasalizzazione della consonante (m o n) che segue una vocale, anunāsika è la nasalizzazione della vocale senza la pronuncia della consonante, come nel francese GRAND.

Si sbaglia per due motivi:
1) perché per il nostro orecchio non c'è quasi differenza trai due suoni. 
2) Perché è difficile recuperare dei vocabolari online che prevedano l'anunāsika.

Riprendiamo adesso le sillabe iscritte nei petali del cakra della gola, viśuddha.

Di solito le sedici "lettere" vengono scritte in questa maniera (translitterazione IAST): 
aṃ āṃ iṃ īṃ uṃ ūṃ ṛṃ ṝṃ ḷṃ ḹṃ eṃ aiṃ oṃ auṃ aṃ aḥ

Che in  devanagari sarebbe:

अं आं इं ईं उं ऊं ऋं ॠं ऌं ॡं एं ऐं ओं औं अं अः
 
Osservate la prima e la penultima lettera (le evidenziate in rosso). Sono identiche. Perché gli yogin parlano di 16 sillabe quando di fatto sono 15? Su questa ripetizione sono stati scritti decine di articoli pieni di disquisizioni filosofiche e di spiegazioni talvolta interessanti e altre assai bizzarre. La verità è che si tratta di un'errore: le due sillabe sono affatto diverse. La prima vocale in alto,  come si vede nell'immagine del cakra che ripropongo ingrandita,, è una "A"seguita da una "M" nasalizzata (amnng), resa nel sanscrito traslitterato con una "emme" con il puntino sotto aṃ



Mentre la penultima lettera , "NON" ha un puntino sopra, ma il candrabindu (punto-luna) e andrebbe traslitterata aṁ con una "emme" col puntino sopra.
Per noi (e per molti indiani di oggi) non fa assolutamente differenza, ma la pronuncia dovrebbe essere diversa.
Nel caso di aṁ (puntino sopra ad indicare il candrabindu) la "EMME" NON SI DOVREBBE PRONUNCIARE, ma si dovrebbe portare nel naso il suono della vocale.
E' esattamente lo stesso meccanismo per cui nelle parole francesi an (anno), grand (grande), dans (dentro) non si pronunciano le consonanti successive alla A, ma si muta la A in una specie di O prolungata e nasalizzata.
Si dirà che cambia poco, MA LAVORANDO SUGLI ARMONICI (overtones) SI SCOPRE CHE SPINGERE IL SUONO DELLE VOCALI IN ALTO, NEL NASO,  O SPINGERE IN ALTO IL SUONO DELLA "M" PRODUCE FREQUENZE DIVERSE.
L'utilizzazione dell' anunāsika invece dell'anusvāra ha degli effetti che non sono proprio trascurabili. La sillaba sacra "", per esempio, traslitterata auṁ, non si dovrebbe pronuciare OMMM o AUMMM come si fa comunemente, ma come la "A" del francese grand prolungata: o [au] e dovrebbe produrre degli armonici particolari. L'OM che si pronuncia comunemente nelle scuole di yoga o nelle sedute di meditazione è la tredicesima sillaba del cakra della gola, ओं oṃ o, a volte la quattordicesima औं auṃ. 
Il "vero"   auṁ è composto da due suoni vocalici pronunciati senza far sentire la "M"  intonati alle "note del cuore", frequenze corrispondenti più o meno al "FA" e al "FA#" della nostra scala musicale. Ed eccoci al punto fondamentale: Il segreto dei mantra è l'intonazione. Ogni cakra emette/risuona una serie di vibrazioni chiamate marIci["luce delle stelle"] o nāda ["trillio di campanelli"]. Ogni gruppo di vibrazioni ha una sua nota fondamentale e queste note formano la scala musicale. Se dessimo un'occhiata alla teoria musicale indiana e alle corrispondenze tra note, cakra, divinità, animali, molti degli oscuri simboli dello yoga diventerebbero immediatamente chiari e la valenza "operativa" dei mantra salterebbe agli occhi.
Qua sotto ho preparato uno schema che dovrebbe dare un'idea della complessità del lavoro sui mantra (e sulle mudra e sugli asana...) e dei veri significati dei simboli animali che compaiono nei testi e nell'arte sacra indo-tibetana. 
Nella prima colonna ci sono la nota della scala occidentale (p.e. Do) e il suo equivalente nella scala indiana (p.e. Sa).
Nella seconda colonna il nome intero della nota (Sa, Re, Ga, Ma, Pa, Da, Ni sono solo le iniziali)
Nella terza colonna il significato letterale, che riserva delle sorprese per chi, ad esempio, si occupa di Chimica (il vero significato di Mi/Ga è "OSSIDO DI PIOMBO" o "PIOMBO ROSSO").
Nella quarta colonna l'animale corrispondente. Piccola parentesi: prima di sfasciarsi la testa con i riferimenti esoterici e i significati nascosti degli animali, è meglio tener conto del fatto che gli indiani non avevano il diapason. Per accordare gli strumenti usavano i suoni degli animali, per cui se scrivo che Do/Sa corrisponde al PAVONE significa che accordavano il Do con il canto del pavone.
Nella quinta colonna c'è il Cakra o plesso energetico corrispondente, e nell'ultima (la sesta) la divinità che presiede la nota, ovvero IL NOME CHE GLI INDIANI DANNO A QUELLA PARTICOLARE VIBRAZIONE E AGLI EFFETTI CHE QUELLA VIBRAZIONE HA SULLA MATERIA....
Do/SaShadja
(षड्ज)
nato da sei/
che produce le sei note
pavonemūlādhāra/perineoGanapati
Re/ReRishabha
(ऋषभ)
antidoto/toroallodolasvādhiṣṭhāna/genitaliAgni
Mi/GaGandhara (गान्धार)ossido di piombocapramaṇipūra/ombelicoRudra/Shiva
Fa/MaMadhyama (मध्यम)"che sta nel mezzo"aironeanāhata/cuoreVishnu
Sol/PaPanchama (पञ्चम)quintacuculoviśuddha/golaNarada
La/DhaDhaivata
(धैवत)
terra/dea della terracavalloājñā/fronteSadasiva 
Si/NiNishadam
(निषाद)
cacciatoreelefantesahasrāra/fontanellaSurya 


sabato 26 ottobre 2013

KALACHAKRA - LA RUOTA DEI TEMPI



Come si è visto in precedenza ( Vedi I SUONI DI POTENZA) per lo yoga, prima della manifestazione c'è un flusso ininterrotto di tre "POTENZE" solari (SUPREMA, DESIDERIO, ESPANSIONE) corrispondenti alle lettere:

अ a in relazione, nel corpo umano, con la GOLA

इ i in relazione con il PALATO

उ u in relazione con le LABBRA.

Queste potenze hanno in sé i loro corrispettivi "lunari", le lettere
आ ā - ई ī - ऊ ū, che si pronunciano nello stesso modo, ma hanno una durata diversa (doppia). Le energie primarie della manifestazione hanno due tendenze eguali e contrarie che potremmo definire "centrifuga" e "centripeta": la prima è la tendenza all'emissione rappresentata dal visarga ः ḥ che si esprime nella realtà manifesta con la sillaba अः aḥ; 
la seconda è la tendenza alla condensazione in un punto (bindu) rappresentata dall'anusvāra ं ṃ ed espressa dalla sillaba अं aṃ
In ognuna di queste due tendenze c'è il seme dell'altra, esattamente come nel simbolo taoista del tai ji tu 







Nel "PUNTO DI RIPOSO" le tre potenze lunari e le tre potenze solari cominciano a rincorrersi ed urtarsi l'un l'altra.
La POTENZA DEL DESIDERIO scontrandosi con le altre, produce lo STUPORE e la LUMINOSITÀ  rappresentate dalle "semivocali" ल la e र ra dalle quali derivano altre due coppie di potenze solari e lunari: 

le vocali dentali ऌ ḷ - ॡ ḹ e le vocali "retroflesse" (con la lingua sul palato molle) ऋ ṛ - ॠ ṝ.La POTENZA SUPREMA, scontrandosi con le altre produce invece due classi "miste" di vocali: 
le "palato-gutturali" ए e - ऐ ai e le "labio-gutturali ओ o - औ au.
A questo punto nello spazio (आकाश ākāśa) la POTENZA della manifestazione si fa AZIONE. 
La sillaba dell'emissione अः aḥ, genera (per il sempre sorprendente gioco di specchi che pervade i miti indiani) il suono ह ha cui viene aggiunto il bindu a mostrare la reciprocità di condensazione ed emissione. 
Si genera così il bija mantra dello spazio, हं haṃ attorno al quale si dispongono le sedici मातृका mātṛkā, o "MADRI DIVINE":

अ a - आ ā - इ i - ई ī - उ u - ऊ ū - ऋ ṛ - ॠ ṝ - ऌ ḷ - ॡ ḹ - 
ए e - ऐ ai - ओ o - औ au - अं aṃ - अः aḥ



A volte le 16 vocali sono rappresentate come le fasi della luna: 





La luna nera nel cakra della gola, è rappresentata dal petalo in cui è inscritta la sillaba अं aṃ che simboleggia la massima condensazione nel bindu e quindi la tendenza potenziale all'emissione
La luna piena invece è rappresentata dal petalo in cui è inscritta la sillaba अः aḥ, posto alla sinistra dell'अं aṃ, e rappresenta il punto massimo dell'emissione e, quindi, la tendenza potenziale, il seme della condensazione. 
Il cerchio delle 16 vocali è detto anche cerchio delle nitya ("eternità") di Lalita, la "Bella delle tre città", che infatti viene chiamata anche षोडशी ṣoḍaśī, che significa 16. 


.

Le sedici sillabe, in quanto fasi lunari sono dette anche कला kalā per cui il loro cerchio è detto kalācakra o ruota dei tempi.
Ed ecco che torniamo allo Sri Yantra e al mantra delle 15 sillabe (vedi SRI VIDYA)






Lo Sri Yantra è la rappresentazione grafica della genesi della manifestazione a partire dalle tre potenze primarie A, I, U. 
il Kadi Mantra (KA E I LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM) rappresenta il percorso dalla manifestazione al punto centrale dello Yantra (bindu) ovvero la condensazione che ha in sé il germe della emanazione, e lo Hadi Mantra (HA SA KA LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM) rappresenta invece il percorso dal punto centrale alla manifestazione (rappresentata dal perimetro esterno, quadrato, dello yantra) ovvero l'emanazione che ha in sé il germe della condensazione.


ORIGINE DEI CHAKRA


Nel TantrasāraAbhinavagupta racconta la nascita dell'Universo attraverso l'insorgere delle lettere dell'alfabeto sanscrito.Le lettere A, I, U, rappresentano le potenze solari e lunari che danno origine alla manifestazione (vedi "IL SUONO DELL'ESSERE"):




a sta per अनुत्तर anuttara, (potenza "solare"), l'ECCELLENTE, la SUPREMA e il suo "prolungamento" ā o aa, indica invece आनन्द ānanda (potenza"lunare"), la BEATITUDINE.
i sta per इच्छा icchā (potenza "solare"), il DESIDERIO e il suo prolungamento ī o ii indica ईषणा īṣaṇā (potenza "lunare"), la CAPACITA' CREATIVA
u sta per उन्मेष unmeṣa (potenza "solare"), l'ESPANSIONE e il suo prolungamento ū indica ऊर्मि ūrmi (potenza "lunare"), l'ONDA.
Ecco una prima indicazione che ci può essere utile nella lettura del sanscrito e nella recitazione dei mantra: le doppie, le lettere prolungate indicate nella translitterazione IAST con il trattino orizzontale sopra, rappresentano la parte lunare o femminile.
Le tre (sei) vocali creano inoltre le prime tre categorie di lettere:
a e ā sono lettere kaṇṭhya o gutturali (la pronuncia dipende dalla gola e la lingua non vi partecipa );
i e ī sono lettere tālavya o palatali (la pronuncia dipende dalla posizione della lingua sul palato);
u e ū sono lettere oṣṭhya o labiali (la pronuncia dipende dalla posizione delle labbra); 
A questo punto, nel Tantrasāra è descritto l'insorgere dell'AZIONE.
Fino ad ora si è parlato di POTENZE ovvero di POSSIBILITA' di Azione, ma adesso nel reciproco urtarsi, rincorrersi e sposarsi del desiderio इच्छा icchā (potenza "solare") e della capacità creativa षणा īṣaṇā (potenza "lunare") insorge la VOLONTA' d'azione sotto forma di LUMINOSITA' e STUPORE.
La luminosità è la sillaba ra e lo stupore la sillaba la, due semivocali (non sono considerate né consonanti né vocali) che creano altre due categorie di lettere:
ra è una delle lettere mūrdhanya o retroflesse (si pronunciano mettendo la punta della lingua nei pressi del palato molle);
la è una delle lettere dantya o dentali (si pronunciano mettendo la punta della lingua a contatto con i denti).
Dalle semivocali ra e la, per "vibrazione", si sviluppano altre quattro lettere: 
le vocali mūrdhanya o retroflesse 
e  
e le vocali dantya o dentali 
e ḹ.

A questo punto abbiamo dieci vocali 5 (tra virgolette) "maschili" o solari e cinque "femminili" o lunari (le "doppie") più due semivocali collegate a cinque diversi luoghi o zone del cavo orale:

GOLA: अ a - आ ā

PALATO: इ i - ई ī

LABBRA: उ u - ऊ ū

PALATO MOLLE: ऋ ṛ - ॠ ṝ - र ra

DENTI: ऌ ḷ - ॡ ḹ - ल la.

Quando अनुत्तर anuttara, la Suprema Potenza a, इच्छा icchā, la Potenza del Desiderio i, आनन्द ānanda la Potenza della Beatitudine ā e षणा īṣaṇā la Potenza della Capacità Creativa confluiscono (o effluiscono, come scrive Tucci in "Teoria e Pratica del mandala") l'una nell'altra si hanno le lettere e ed ai.
Quando invece sono coinvolte उन्मेष unmeṣa, Potenza dell'Espansione u e ऊर्मि ūrmi, Potenza dell'Onda ū si producono le vocali o ed au.
e, ai, o ed au costituiscono due categorie di lettere a parte: 
kaṇṭhatālavya o Palato-Gutturali e kaṇṭhoṣṭhya o Labio- Gutturali.
A questo punto abbiamo 14 vocali 
 अ a - आ ā - इ i - ई ī - उ u - ऊ ū - ऋ ṛ - ॠ ṝ - ऌ ḷ - ॡ ḹ 
che rappresentano le varie combinazioni delle potenze delle creazione o शक्ति śakti e due semivocali, lo stupore la e la luminosità ra.
Ma ci sono altri suoni che vengono prodotti dalle Potenze in questa fase: विसर्ग visarga, e अनुस्वार anusvāra.
विसर्ग visarga o emissione, è il suono prodotto dal confluire delle potenze l'una nell'altra. Graficamente è rappresentato con due punti,ः, ed è "reso" con la sillaba अः aḥ.
Anusvāra che si potrebbe tradurre con "anima delle vocali" (svāra significa anche suoni e note musicali) o "atomo delle vocali" ed è rappresentato graficamente con un punto, बिन्दु bindu in sanscrito,è la tendenza (eguale e contraria all'emissione) della manifestazione a riassorbirsi nella Potenza Originaria.
E' il "SUONO DI PRIMA DELL'INIZIO",il suono del punto in cui tutto si riassorbe e da cui tutto ha inizio viene reso con अं aṃ.A questo punto della manifestazione abbiamo 16 suoni vocalici o potenze (śakti) generate in questo ordine:

a -ā - i - ī -u -ū -ṛ -ṝ -ḷ -ḹ - 
e -ai - o -au - अः aḥ - अं aṃ

Se osserviamo il fiore di loto che simboleggia, nei testi, il cakra della gola

vedremo che sui petali sono inscritte le stesse lettere sanscrite esattamente nello stesso ordine, dall'alto in basso in senso orario.



Al centro del cakra (detto विशुद्ध viśuddha, che significa "molto puro", "vuoto", "bianco brillante"), c'è la sillaba हं haṃ, bīja mantra dello "Spazio".
Il cakra della gola è il "cerchio delle energie della manifestazione", e queste energie,queste śakti, scaturite dal riposo delle TRE POTENZE PRIMARIE, sono le vibrazioni da cui hanno origine tutte le classi di lettere, ovvero l'insieme della manifestazione potenziale, così come dallo Spazio hanno origine tutti gli elementi (Aria, Fuoco, Acqua, Terra collegati rispettivamente al plesso cardiaco, l'ombelico, la zona genitale e il perineo)
il punto, l'Anusvāra, rappresenta la tendenza al riassorbimento nel flusso originario,mentre i due punti , il Visarga, rappresentano invece la tendenza alla manifestazione.


L'ARTE DEI MANTRA - IMPORTANZA DELLA PRONUNCIA



Per recitare un mantra è necessario conoscere la corretta pronuncia delle parole sanscrite, perché il linguaggio, nello Yoga, è TECNICA OPERATIVA.
Ogni lettera dell'alfabeto sanscrito rappresenta una particolare forma di energia e ogni parola la manifestazione del vario combinarsi delle energie della creazione.



Ma c'è anche un aspetto pratico: in sanscrito esistono cinque classi di vocali e cinque classi di consonanti, collegate a cinque diverse forme della शक्ति śakti e ai cinque elementi fondamentali della materia (Spazio, Aria, Fuoco, Acqua e Terra) e ogni "classe" corrisponde ad una diversa modalità di emissione vocale:
kaṇṭhya (Gutturali),
tālavya (Palatali), 
oṣṭhya (Labiali), 
mūrḍhanya (Retroflesse), 
dantya (Dentali)

Ogni classe di lettere vibra e stimola zone diverse della bocca e del cranio producendo effetti "FISICI" diversi, che hanno una qualche attinenza con il valore simbolico della parola, per cui occorre fare molta attenzione sia al significato che alle modalità di emissione del suono e alla pronuncia.
Se ci sforzassimo di pronunciar bene le singole lettere e prendessimo l'abitudine di scrivere le parole sanscrite nelle translitterazione IAST (International Alphabet of Sanskrit Transliteration) o ASCII (il sistema di translitterazione usato per l'arabo e il persiano) potremmo cominciare a renderci conto della delicatezza e della ricchezza del sanscrito, avvicinandosi alla reale comprensione dell'arte dei Mantra.





Il sanscrito che si parla nelle nostre scuole di yoga spesso è frutto della pronuncia italiana di termini scritti per gli anglosassoni e questo ha creato quasi una lingua parallela, uno pseudo sanscrito che si è sostituito all'originale.
Prendiamo ad esempio la parola योगिन् yogin: é un termine neutro che indica i praticanti di yoga senza distinzioni di sesso.
Di un uomo si dovrebbe scrivere योगी yogī (il segno diacritico sulla i significa che è una doppia i, ii, se invece lo yogin è una donna si dovrebbe scrivere योगिनी yoginī, ma per yoginī si intende un qualcosa di più della semplice praticante di Yoga è la realizzata, la compagna del "siddha". 

dakini

Questa differenza qualitativa dipende dalla diversa costituzione fisica: i canali sottili della donna [quelli nei quali scorre l'energia chiamata genericamente prāṇa] "sarebbero" più ampi e morbidi di quelli dell'uomo. permettendo l'immediato raggiungimento di quegli effetti della pratica che alcuni definiscono "realizzazione". 
Ma torniamo alla pronuncia:
in sanscrito la G è gutturale, una K un pochino più morbida, simile all'italiano GH (Ghiro), per cui si dovrebbe leggere: 

योगिन्yogin = IOGHIN

योगी yogī= IOGHII

योगिनी yoginī = IOGHINII

Ma visto che gli americani scrivono quasi sempre yogi, noi lo pronunciamo con la G morbida e sempre senza la doppia I: IOJIN - IOJI - IOJINI
Niente di grave, ovviamente, solo che योजि yoji in sanscrito vuol dire tutt'altra cosa: significa "Tirante"(yoji daṇḍa)


Sicuramente ci sarà qualcuno che troverà delle affinità tra il "tirante" e il praticante di Yoga, anche in virtù della interpretazione di Yoga come unione.
 Sulla base di una interpretazione moderna (come ho scoperto poco tempo fa) Yoga si fa derivare da युज् yuj, ("Unire", "Connettere") come योजि yoji ("Tirante", "Giunto")."YOGA SIGNIFICA UNIONE" è la prima cosa che mi hanno insegnato. e devo dire che "ci sta", solo che non è proprio correttissimo, e se si cerca l'esatto significato si possono fare scoperte interessante.
Per giocare un po' con le parole [e senza la pretesa di confrontarmi con linguisti e sanscritisti, sia ben chiaro]  ho preso le lettere sanscrite che compongono la parola yoga, ovvero  

य् + ओ + ग् + अ = योग

e le ho confrontate con quelle che compongono la parola yuja ("ciò che unisce","ciò che "connette")

य् + उ + ज् + अ = युज

dal punto di vista grafico bisogna ammettere che sono assai diverse.
E anche il suono, nonostante ciò che si può pensare, è molto diverso.

J e G in sanscrito non sono nemmeno lontane "parenti": la J appartiene alla classe di lettere detta ālavya (Palatali) , ovvero:

च ca
छ cha
ज ja
झ jha
ञ ña
य ya
श śa



mentre la G appartiene alla classe detta kaṇṭhya (Gutturali):


क ka
ख kha
ग ga
घ gha
ङ ṅa




Perché, mi sono chiesto, a qualcuno dovrebbe venire in mente di trasformare योग YUJA in योग YOGA?
Ribadisco che non sono un linguista e che queste mie considerazioni ad alcuni potranno sembrare sciocche, ma applicare il buon senso comune all'arte e alla scienza è sempre un buon esercizio, a mio parere.Io non mi intendo di etimologia, ma far derivare योग yoga da युज yuja  
sarebbe come dire che "NIDO" viene da "NASO" o "PILA" da "PETA"....
è mai possibile che gli antichi indiani ragionassero in maniera tanto dissimile alla nostra?
Il sanscrito è lingua sillabica.La lettera G, ad esempio si pronuncia GA.
Se in una parola con la G non si deve pronunciare la A o è presente un'altra vocale, si aggiunge un "segnetto" alla consonante.
Esempio pratico: quella che noi chiamiamo G dura (gh) in sanscrito è GA e si scrive così: 



con il ricciolino che indica il percorso dell'aria sulla lingua nella pronuncia della consonante G e la stanghetta verticale la A. 
Se voglio farla leggere senza la A aggiungo un segno obliquo sotto la stanghetta verticale:

ग्

Se invece voglio unire la G ad altre vocali aggiungerò segni differenti:

GE (ghe) = गे

GO = गो

GU = गु

GI (ghi)= गि (la I di solito si mette prima della sillaba).

E se la parola YOGA fosse una modificazione della parola YAGA, formata dalla consonante palatale YA e dalla consonante gutturale GA YAGA यग ?
Aggiungendo la O alla Y (यो) si ottiene appunto YOGA योग.

E' importante comprendere che non si tratta di sostituire una vocale ad un altra, la O non si sostituisce alla A, ma si aggiunge (aggiunge qualità) alla sillaba YA che è il nome proprio della lettera ed ha un significato preciso: 
YA   è IL SUONO RADICE DEL VENTO E DEL MOVIMENTO


GA , invece indica sia l'assolo di canto, sia l'esistenza in sé, sia colui/colei che ha ha una relazione sessuale con qualcuno, ma soprattutto è il vero nome di
गणेश gaṇeśail "signore delle schiere", dove le schiere sono i pensieri della mente raziocinante. 
Il suono radice गं gaṃ, bija mantra di gaṇeśa, è "IL SUONO CHE DISTRUGGE LE SOFFERENZE.


La parola YAGA यग può essere intesa quindi come "ANDARE A CANTARE", "ANDARE A DONARSI (nell'accezione dell'amore erotico)", "ANDARE DAL SIGNORE DELLE SCHIERE", ANDARE AD ESSERE"....
याग yāga con la A doppia significa invece "SACRIFICIO", CERIMONIA", "RITUALE" "CONFERIMENTO".
Tutta roba che secondo me a più a che vedere con lo YOGA di un tirante.C'è ancora da parlare della O che, nella mia ipotesi fantasiosa, viene aggiunta alla parola YAGA.
In sanscrito le lettere fondamentali sono tre, A, I ed U e rappresentano le tre Potenze Primordiali dell'Universo.
A sta per अनुत्तर anuttara, l'ECCELLENTE, la SUPREMA.
I sta per इच्छा icchā, il DESIDERIO.
U sta per उन्मेष unmeṣa l'ESPANSIONE.
La manifestazione ha luogo (diviene percepibile) quando le tre Potenze arrestano per un istante la loro corsa infinita e "A-LOGICA", dice Avalon (tutto ciò che è infinito è a-logico...).
In un certo senso si riposano.
Il punto di riposo della A, la SUPREMA è आनन्द ānanda, la BEATITUDINE.
Il punto di riposo della I, il DESIDERIO, è ईषणा īṣaṇā, la CAPACITA' CREATIVA.
Il punto di riposo della U, l'ESPANSIONE, è ऊर्मि ūrmi, l'ONDA.
I punti di riposo, ऊर्मि ūrmi, ईषणा īṣaṇā e आनन्द ānanda sono tre potenze "diverse" dette "LUNARI" e sono contenute, in un certo senso , nel flusso infinito delle prime tre (अनुत्तर anuttara, इच्छा icchā e उन्मेष unmeṣa), che sono dette invece "SOLARI".
Si parla di POTENZE, quindi di possibilità di azione.L'azione del manifestare ha inizio quando le potenze lunari emergono  dal flusso infinito generando Luminosità (la semivocale RA र ) e Stupore (la semivocale ल LA).
Da Luminosità e Stupore nascono altre quattro vocali
 ऋ ṛ
 ॠ ṝ 
 ऌ ḷ  
 ॡ ḹ

Poi le sei potenze (le"tre lunari" e le tre "solari") cominciano ad "urtarsi e mescolarsi tra di loro.
Nell'urto tra la "Suprema" A, la "Beatitudine" AA, il "Desiderio" I e la "Volontà Creativa" II,si generano le vocali ए e ed ऐ ai (spesso intercambiali nei mantra).
Nell'urto tra la "Suprema" A, la "Beatitudine" AA, la "Espansione" U e "l'Onda" U, si generano invece le vocali ओ O ed औ AU (anch'esse, a volte  intercambiabili).
Aggiungo un ultima informazione: si era detto che in sanscrito ci sono cinque classi di lettere, kaṇṭhya (Gutturali), tālavya (Palatali), oṣṭhya (Labiali), mūrḍhanya (Retroflesse), dantya (Dentali), ma in realtà ci sono altri due gruppi di vocali.La E, la AI la O e la AU formano due classi a parte, miste, dette kaṇṭhatālavya (Palato-Gutturali) e kaṇṭhoṣṭhya (Labio-Gutturali).
Ogni lettera nasce da un diverso punto del corpo, risuona in punti diversi e necessità di un diverso movimento delle labbra, della lingua e del palato molle.
La O e la AU sono Labio-Gutturali perchè nascono dall'incontro/accordo di A (Gutturale) e di U (Labiale), aggiungerle alla parola YAGA यग significa (a livello simbolico, psichico e fisico) arrestare per un attimo (o per l'eternità) il MOVIMENTO VERSO L'OFFERTA, O VERSO L'AMATO, o per farsi partecipi del RIPOSO DELL'ESPANSIONE E DELLA POTENZA SUPREMA, del "momento in cui le potenze lunari e le potenze solari si sfuggono e si cercano l'un l'altra, nel gioco eterno della manifestazione".
Secondo me
"YOGA non vuol dire UNIONE".

Lo YOGA è il RIPOSO DELLE POTENZE DELLA CREAZIONE.


venerdì 25 ottobre 2013

KAMAKALA - IL TRIANGOLO DEL DESIDERIO



Lo "Stato Naturale" (sahaja) è quello in cui l'UOMO (Shiva Sakala) si sveglia, ebbro di desiderio, per godere della danza della Dea.
Lei lo chiama, dolcemente: HA SA KA LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM.
Lui la "riconosce" e risponde con un fil di voce : "Sa'ham, io sono Lei";
è l'inizio della manifestazione, il bindu (punto) visibile nel triangolo al centro dello Sri Yantra.


La forza che spinge la dea a risvegliare Shiva Sakala è il desiderio, इच्छा icchā

Dal desiderio procede il risveglio ovvero la conoscenza/consapevolezza ( i due si riconoscono nell'UNO),
ज्ञान jñāna. Dal riconoscimento nasce l'atto d'amore, l'azione, क्रिया kriyā.
इच्छा icchā, ज्ञान jñāna, क्रिया kriyā sono le "TRE GRANDI MADRI " della tradizione indiana:
iccha è la GRANDE MADRE VUOTO, Uma/Parvati, la consorte di Shiva:
jnana è la GRANDE MADRE SILENZIO, Sarasvati, consorte di Brahma;
kriya è la GRANDE MADTRE LUCE, Lakshmi, consorte di Visnu.
Le TRE GRANDI MADRI sono rappresentate dai tre lati del triangolo centrale dello Sri Yantra.
Un triangolo con il vertice in basso o "TRIANGOLO D'ACQUA, come direbbero i tantrici, detto Devi Yantra, come quello dell'immagine sotto, con al centro il Bija mantra सौः sauḥ





Il triangolo centrale dello Sri Yantra è detto kāmakalā
काम kāma è Eros, il desiderio erotico, कला kalā si può tradurre in varie maniere: può significare ARTE, PARTICELLA DI SPAZIO o MATERIA (l'atomo è detto kalā), EMBRIONE UMANO,FLUSSO MESTRUALE, FASE DELLA LUNA.....ma c'è anche un significato tra virgolette "esoterico" che potrebbe nascondere un'indicazione operativa: kalā è una maniera per indicare il numero 16: 
16 come gli anni della Dea che gioca, Lalitā (vedi  SRI VIDYA) e 16 come le vocali inscritte nei petali del cakra della gola



Kāmakalā  si può definire"luogo del desiderio", o "arte del desiderio" ed è la potenza (o l'insieme delle potenze) generata dall'unione dei Dio e della Dea, rappresentato dal punto centrale, il bindu come si può intuire da questa rappresentazione del cakra della fronte o ajña cakra




I tre lati del triangolo, ha una qualche relazione con i tre versi dell'Hadi e Kadi Mantra:
HA SA KA LA HRIM - HA SA KA HA LA HRIM -SAKALA HRIM
 e


KA E I LA HRIM - HA SA KA HA LA HRIM - SA KA LA HRIM


Le tre correnti mistiche (le TRE MADRI) corrispondono, come si è detto, all'energia dell'AZIONE (LUCE), all'energia della CONOSCENZA (SILENZIO) e all'energia del DESIDERIO (VUOTO) e danno origine a quelli che vengono chiamati i cinque veli limitanti di माया māyā.
Questi Veli sono in realtà radici dei cinque elementi primari ovvero punti di vista limitati dell'ILLIMITATO SPAZIO SENZIENTE o Citākāśa:

1) La limitatezza dello spazio, kalā, è la sorgente di ciò che dal nostro punto di vista definiamo ETERE o आकाश ākāśa.

2) La limitatezza della conoscenza, vidyā, corrisponde a ciò che chiamiamo ARIA o वायु vāyu.

3) La passione, rāga, corrisponde a ciò che definiamo FUOCO o तेजस् tejas.

4) La limitatezza del tempo, kāla, corisponde a ciò che definiamo ACQUA o आप āpa.

5) Il principio di causa-effetto, niyati corrisponde infine a ciò che chiamiamo TERRA o पृथिवी pṛthivī

Da questi cinque veli procede l'intera manifestazione e l'uomo, riconosciutosi in Shiva Sakala (Shivo'ham) si fa, anzi si riscopre creatore. E crea tramite il pensiero.
Ogni essere umano crea la propria esistenza tramite il pensiero.
La vita di ognuno si sviluppa dalle impressioni, dai samskara fissati nella mente attorno ai quali, come la perla nasce dal granello di sabbia, il pensiero si aggrega e condensa creando la vita dell'individuo.
Il mondo intero è l'aggregato di tutti i samskara.
Il mondo intero è pensiero condensato.
Ma la tendenza dei singoli individui, mossi dal senso del mio e dell'io condurrebbe alla dissoluzione.
L'uomo allo stato naturale è libero da contenuti egotici.
Come il fiore del giardino allieta inconsapevolmente il viandante con il suo profumo, così l'Uomo allo Stato Naturale tiene salda la manifestazione impedendone la dissoluzione nei momenti in cui l'umanità smarrisce il filo rosso della legge divina e danza scompostamente senza seguire il ritmo dell'universo, ऋत Ṛta.
Ṛta è l'ordine cosmico e, insieme , la relazione tra rito (azione sacra) e divenire.
L'uomo allo stato naturale può insegnare agli altri, un passo alla volta, la danza sacra di Shiva ed "IMPEDIRE LA DISSOLUZIONE DELL'UNIVERSO MANIFESTATO
Ma prima deve essere risvegliato dalla Dea.
Con un canto dolce, e antico: HA SA KA LA HRIM....HA SA KA HA LA HRIM....SA KA LA HRIM

giovedì 24 ottobre 2013

SRI VIDYA



Citakasha (spazio cosciente o senziente) è lo spazio infinito che, nella rappresentazione pittorica, avvolge (è) l'isola delle gemme, maṇidvīpa* (*vedi  "GLI AMANTI DI PRIMA DELL'INIZIO")
un piccolo paradiso con alberi da frutto sui cui rami miriadi di coppie di uccelli sono intenti a fare l'amore. 
Le sue spiagge sono bagnate dal Mare senza Sponde detto "Oceano di Latte" (o Oceano di Nettare) e sono formate da milioni e milioni di pietre preziose. Al centro dell'isola , su di un letto altare, la Dea Tripurasundarī: "la bella delle tre città" (vedi : "ODE ALLA BELLA DEI TRE MONDI" ) danza (fa l'amore) sopra il corpo di uno Shiva che pare destarsi da un lungo sonno: Sakala Shiva. 


Tripurasundarī,descritta come una bellissima ragazza di sedici anni, è chiamata anche Rājarājeśvarī (" Regina delle Regine"), Lalitā ("Colei che gioca") e Ṣoḍaśī (che vuol dire "sedici", che sta ad indicare sia la sua età che il numero di sillabe che compongono il suo mantra, composto dalle 15 sillabe KA E I LA HRIM HA SA KA HA LA HRI SA KA LA HRIM più una sedicesima sillaba (o gruppo di sillabe) cosiddetta segreta.


Ma il suo "Vero Nome" è Śrī Vidyā, che si potrebbe tradurre con SPLENDIDA CONOSCENZA, ad indicare che la pratica a lei dedicato (recitazione dei due mantra detti Hadi e Kadi collegata allo Śrī Yantra o Śrī Cakra) è la forma più elevata di SADHANA ADVAITA (non duale), perchè si dice  conduca contemporaneamente a bhoga (prosperità, godimento dei piaceri e dei beni materiali) e a mokṣa (liberazione, realizzazione. Il nome con cui viene chiamato Shiva, 
सकल Sakala, significa invece "con parti" e, in senso lato, indica il mondo materiale, la manifestazione. "L'immanifesto" ( che è rappresentato dallo Shiva cadavere, è detto निष्कल niṣkala(non diviso, senza parti, informe), parola che significa vagina.




Sakala è parola che compare nel "Mantra della Dea" descritto nel 32 versetto del Saundarylahari di Shankara Bhagavadpada.

Il verso recita (translitterazione ASCII):


shivaH shaktiH kAmaH kShitiratha raviH shi itakiraNaH
smaro haMsaH shakrastadanu ca parA mAra harayaH |
amii hRllekhAbhistimRbhir avasAneShu ghaTitA
bhajante varNAste tava janani nAmAvayavatA


In italiano, più o meno , si potrebbe tradurre:

Shiva, Shakti, Kama, Kshiti, poi Ravi, Shitakirana,
Smara, Hamsa, Shakra, e dopo di loro Para, Mara, Hari -
questi, ponendo alla fine i tre HRIM, diventano le lettere che compongono il tuo nome, o Madre
.

Ogni divinità è rappresentata da una sillaba.
Anzi è una sillaba.
Ma non sempre la medesima sillaba rappresenta la medesima divinità.
Il mantra indicato dal sutra di Shankara è il mantra della dea TRIPURASUNDARI anzi è la Dea
Il corpo del mantra (della Dea) è lo Sri Yantra.






vediamo come si costruisce il mantra:

Shiva è KA (lo sposo della Dea Nera, Kali).
Shakti è E (o EM il bija mantra della Yoni).
Kama è I ( ī ).
Kshiti (la Terra ) è LA (Lam).

Ravi (il Sole) è HA.
Sitakirana (La Luna) è SA.
Smara (Amore) è KA.
Hamsa (L'oca cosmica, ma qui il Cielo) è HA.
Shakra (Indra) è LA.

Para è SA.
Mara è KA.
Hari è LA.

Aggiungendo i tre Hrileka (HRIM) si ottiene il mantra delle 15 sillabe (ne esiste una sedicesima, ma è, teoricamente, segreta, o meglio viene data, pare al singolo discepolo dal maestro, per alcuni sarà il pranava OM per altri uno degli Sri vidya pranava ovvero HRIM, SRIM, AIM, KLIM, SAUH ):



KA E I LA HRIM
HA SA KA HA LA HRIM
SA KA LA HRIM.


ma si trova anche:

OM KA E I LA HRIM 
HA SA KA HA LA HRIM 
SA KA LA HRIM AIM 

oppure:

OM KA E I LA HRIM 
HA SA KA HA LA HRIM 
SA KA LA HRIM SHRIM

o, ancora:

OM KA E I LA HRIM 
HA SA KA HA LA HRIM 
SA KA LA HRIM KLIM


KA E I LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM
è detto KADI MANTRA , come tutti i mantra che cominciano con la sillaba KA
Il primo HRIM indica la kundalini fuoco (Vahni)
Il secondo la kundalini sole (Surya)
Il terzo la kundalini luna (Soma).
Esiste anche una diversa interpretazione del sutra che dà luogo ad un diverso mantra detto HADI MANTRA, che si dice essere stato insegnato direttamente dal dio Kama 
Il secondo ed il terzo verso sono identici, ma il primo, anziché KA E I LA HRIM suona così:
HA SA KA LA HRIM, dove:

HA sta per Shiva.
SA sta per Shakti.
KA sta per Kama.
LA sta per Kshiti.

Avremo quindi un Kadi Mantra (KA E I LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM) che corrisponde alla meditazione sullo sri yantra dall'esterno all'interno, e conduce(?) alla realizzazione spirituale, 
ed un Hadi Mantra (HA SA KA LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM) che corrisponde alla meditazione sullo sri yantra dall'interno all'esterno e conduce alla realizzazione dei desideri terreni





Tripurasundari danza sul corpo esanime di Shiva, lo risveglia con la forza del desiderio e lo porta alla condizione di SHIVA SAKALA (Manifestazione)
Sakala è Shiva che riconosce se stesso nella Dea: SO'HAM o SA'HAM (Io sono questo, Io sono questa) 
Shiva Sakala è la forma percepibile di Sat Chit Ananda (Esistenza, Consapevolezza, Beatitudine Suprema) ovvero lo stato naturale, libero dalle sovrapposizioni, lo stato  delle infinite possibilità dell'Essere, in cui l'Uomo è "uno" con la manifestazione 

OM AH HUM - CORPO, PAROLA, MENTE


Il mantra OM AH HUM è espressione dell'Essere, ovvero al corpo umano inteso come Mente, Parola e Corpo. La mente è legata al bija mantra OM, la parola al bija mantra AH il corpo al bija mantra HUM.
ॐ Oṃ  è l'inizio di ogni canto rituale, a simboleggiare  il suo essere il "seme della manifestazione" e per questo è detto udgītha, come i canti del sāmaveda.
Dice la  Chāndogya Upaniṣad ( I,1,5):
vāg evark prāṇaḥ sāma om ity etad akṣaram 
udgīthaḥ tad vā etan mithunaṃ 
yad vāk ca prāṇaś cark ca sāma ca 

[La parola (vāg) è ṛk (Ṛgveda), il prāṇa è sāman (Sāmaveda), udgītha è la sillaba Oṃ
Parola e prāṇa formano una coppia così come ṛk con sāman] 

E ancora ( I,1, 8)

tad vā etad anujñākṣaram yad dhi kiṃcānujānāty om ity eva tad āha eṣo eva samṛddhir yad anujñā samardhayitā ha vai kāmānāṃ bhavati ya etad evaṃ vidvān akṣaram udgītham upāste "
[Questa sillaba significa dire si. Quando si vuole dire si a qualcosa si dice Oṃ. E ciò a cui si dice si verrà realizzato. Colui che conosce questo venera udgītha come la sillaba Oṃ e realizzerà i suoi desideri]

Oṃ è la mente, ma è anche ciò che sta prima della mente. Anzi a dir la verità si può parlare di tre Oṃ.
Esiste un OM che tutto racchiude ed è lo spazio a-logico che trova espressione nel punto (l'infinatamente piccolo relato all''infinitamente grande)
Esiste un OM che è il primo suono o prima vibrazione.
Esiste un OM che simboleggia la mente. 
Nella recitazione del Mantra (qualsiasi mantra) questa differenziazione (apparente) viene esplicitata attraverso una triplice modalità di recitazione: mentale, bofonchiata (o silenziosa muovendo solo le labbra) ed udibile. 
 


L'analisi del significato dei singoli tratti da cui è composto esprime lo stato naturale dell'Essere Umano, i tre stati di coscienza (veglia, sogno e sonno profondo) e si collega al simbolismo dell'Isola delle Gemme.
La linea curva inferiore rappresenta la A, ovvero l'inizio, lo stato di veglia , il dio Brahmā dalle quattro teste inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti deldemiurgo o del legislatore; è detta anche akāra o akāram ed è relata alla funzione della mente detta ahaṃkāra.(letteralmente "CIO' CHE FA L'IO, IL COSTRUTTORE DELL'EGO"




La linea curva centrale, sul piano orizzontale, rappresenta la U ovvero lo stato del sogno, il dio Viṣṇu inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che mantiene e preserva; è detta anche ukāra o ukāram ed è collegata alla funzione della mente detta Buddhi.



La linea curva superiore rappresenta la M ovvero lo stato di sonno profondo, il dio śiva inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che riassorbe la manifestazione; è deetta anche makāra o makāram ed è in relazione con la funzione della mente detta Manas o alla mente in generale.



Il fatto che il trattino della M sia in alto e quello della A sia in basso ci ricorda chela manifestazione grossolana lo specchio della manifestazione allo stato potenziale. (MUA - AUM) e le modalità di recitazione dell'AUM di cui parla Shankara nel commento ai Mandukyakarika (più o meno: " che la A e la U insorgano e vengano riassorbito dalla M")
Sopra le tre linee curve ci sono altri due simboli: 



La mezzaluna che è detta नाद nāda, ed il punto detto बिन्दु bindu.
Questi due segni sono così importanti da meritarsi un'intera upanishad tutta per loro, la nādabindu upanishad.

Nāda è la vibrazione iniziale, il primo suono e tutti i suoni prima della loro espressione. In pratica è la "possibilità del suono" .
Nāda è la Shakti nell'atto di dare inizio alla manifestazione. Se A rappresenta la coscienza dello stato di veglia, U la coscienza dello stato di sogno e M la coscienza dello stato di sonno profondo, Nāda simboleggia lo stato detto il Quarto o Turiya, tutto ciò che è manifestato, manifestabile e immanifestabile, Qualcosa di simile al GRANDE TAO. 
Ma è il Turiya che si può comprendere (credere di ) o di cui si può parlare. 
Il Turiya inteso come Grande Sè e col quale si può entrare in identita mediante lo strumento detto nirvikalpa samadhi.
Nāda è il fremito di piacere che nasce dall'unione di Shiva e Shakti nell'Isola delle Gemme (vedi "IL MANTRA DI SHODASHI")
Il Bindu rappresenta l'anusvāra, reso nella pronuncia con la nasalizzazione(esempio Aummnnnnng) e/o l'anunasika resol'allungamento della vocale precedente.
L'anusvāra è Shiva in unione con citshakti o cit rupini, l'amplesso dell'Isola delle Gemme.


Nāda sono i fluidi vaginali della dea uniti allo sperma del Dio, che danno origine alle tre sillabe A, U e M, simboli della manifestazione. 
A, U ed M sono poi, in qualche modo, le radici di OM, AH, HUM ovvero Mente, Parola, Corpo. HUM è il Varmabija, il bija mantra dell'armatura di Shiva nelle vesti di Bhairava, il "distruttore del male". 






H qui sta per Hara cioè shiva.
U sta per Bhairava.
M indica la dissoluzione del male e della sofferenza.


AH è invece rappresentativo delle 14  [16...] vocali che rappresentano l'origine della manifestazione grossolana e della sua intelligibilità.
Ogni volta che portiamo le mani alla fronte(OM), alla gola (AH) ed al cuore (HUM), rinnoviamo l'atto d'amore di shiva e shakti che dà il via alla manifestazione. 
Ripetendo i tre bija uno di seguito all'altro può capitare di percepire un altro suono che si può rappresentare con le sillabe HA ed UM
HAUM diviene così il mantra nascosto (uno dei mantra nascosti) della manifestazione.
H sta per Hara,
AU sta per sadashiva,
M indica lo spazio, il vuoto senziente, Citakasha, ciò che i buddisti chiamano śūnya o vuota pienezza.

om

 
 

LA BELLA DEI TRE MONDI - TRIPURASUNDARĪSTOTRA

Shankara Bhagavadpada

TRIPURASUNDARĪSTOTRA*

[* la traduzione è mia]




Cerco rifugio in Tripurasundari, 
la Bella Dei tre mondi, 
Sposa dell'Uno dai Tre sguardi.

Come una nube vaga nella Foresta di Kadamba 
e riempie il cielo del cuore dei mille e mille saggi. 

Nemmeno la Montagna resiste
 alla forza dei suoi fianchi. 
Le signore del cielo sono al suo servizio. 
I suoi occhi sono fiori di loto in boccio e scura, 
come la nube gonfia di pioggia, è la sua pelle 

Cerco rifugio in Tripurasundari, 
la Bella dei tre mondi, 

Sposa dell'Uno dai tre sguardi. 
Vive nella foresta di Kadamba
 e non è in nessun luogo. 
Lei dai grandi occhi,
 e dal collo impreziosito da mille e mille gemme 
suona un liuto*[*vīnā] d'oro e con le gote arrossate 
dal vino misericordioso,
dona ricchezza ai suoi devoti

Nessuno può difendersi 
da Colei che vive nella foresta di kadamba. 
I suoi seni pesanti di mille e mille gemme scintillanti 
si innalzano, fieri come il sole del mattino.
Anche la Montagna si arrende alla sua grandezza. 
Lei, la sempre compassionevole, 
 canta, con le guance accese dal vino.
E dolci sono i suoi canti, 
gioiosi alcuni, scuri 
come la nube gonfia di pioggia altri. 


Cerco rifugio in Tripurasundari, 
la Bella dei tre mondi, 
Sposa dell'Uno dai tre sguardi. 
Colei che nella foresta di Kadamba, 
seduta nel cerchio d'oro, 
vive nei sei fiori di loto. 


Lei sulla cui fronte risplende la luna piena,
 bella come il sacro fiore di jaba. 
svela il supremo potere come il fulmine


Prendo Rifugio in Lei , dalla dolce parola,
 figlia del saggio Matanga. 
Sul suo petto poggia il liuto d'oro, 
I capelli, scomposti, cadono, sulle spalle. 
Lei che abita nel loto è la distruttrice dei malvagi 
e i suoi occhi arrossati dal vino, 
sedurranno anche il nemico di Amore. 


Prendo rifugio in Tripurasundari, 
la Bella dei tre mondi, 
Sposa dell'Uno dai tre sguardi. 
La vedo Vergine, al primo sangue. 
Gocce di sangue arrossano la sua veste blu. 
In mano la coppa del vino. 
Gli occhi si rovesciano. 

I suoi seni forti ed alti. la pelle scura,
 i capelli scomposti, baciati dal muschio.
Prego la Madre e mi appare Lei , 
luminosa come l'ibisco scarlatto.
Zafferano e sandalo sul suo corpo divino. 

Oh Madre dagli occhi che ridono,
 incantatrice di mille e mille uomini. 

Oh Madre dalla rossa ghirlanda e vesti e gioielli , 
tu che rechi la freccia e l'arco e il cappio e il pungolo, 
le signore del Cielo sono al tuo servizio. 



Tu, sposa di Indra, con abile mano intrecci i tuoi capelli . 
Tu, sposa di Brahma, li cospargi di sandalo profumato. 
Tu sposa di Visnu, li adorni con nastri e gioielli. 
Io ti adoro, Madre del mondo.


Shodashi mantra: 


KA E I LA HRIM HA SA KA HA LA HRIM SA KA LA HRIM